Questo è stato il modello di comportamento
adottato dall’Autorità Portuale di Savona quando intervenne
nella Vecchia Darsena del Porto con un primo progetto di consolidamento
delle banchine e la costruzione di un corpo servizi capace di soddisfare
le esigenze dei diportisti siano essi stanziali che di passaggio.
La zona sottoposta a trasformazione, nel corso della sua lunga storia,
per molti anni ha ospitato una attività di alto artigianato,
consistente nella pulitura e restauro delle carene dei vascelli, più
nota agli uomini di mare come “calafatare”.
Questo tipo di manutenzione era necessaria a quei vascelli
con la carenatura in legno adibiti essenzialmente al trasporto di persone
e merci, attività che con il passare degli anni e l’entrata
sullo scenario marittimo di carene in metallo scomparve.
Restano due grandi mancine come opere di archeologia industriale a testimoniarne
la memoria
Come opere della memoria e della migliore tradizione ligure
sono i trompe-l’oeil degli oblò dipinti da Sandra Busato,
dell’Accademia Albertina di Torino, che adornano il corpo di fabbrica
dei servizi, costruito a forma di nave, scelta non casuale ma coerente
con l’attività che in quella zona del porto veniva svolta.
Il trompe-l’oeil, si sa, per sua natura è una sorta di illusione
ottica e consente all’artista di liberare tutta la sua fantasia,
anche se all’interno di una rigida tradizione di linguaggio pittorico.
Quest’artista interpreta bene e con equilibrio questi canoni, senza
indulgere in compiacenti esercitazioni manieristiche, offrendo ai nostri
occhi una pittura rispettosa della tradizione ma allo stesso tempo fresca,
libera e attuale.
L’immaginazione dell’artista in questo caso si spinge fino
a presagire ciò che sarà nell’area riflessa dall’oblò
e non quello che si vede in oggi.
Questo è il potere
dell’arte e della fantasia, la stessa fantasia che ha guidato
la sua mano quando ha pensato di far riflettere negli oblò i
paesaggi, biciclette, animali, cose di tutti i giorni, cose che noi
vediamo riflesse negli specchi; lo specchio per una volta, non è
metafora dell’anima, ma vita quotidiana, quella vita che vissuta
in un porto non perde mai di fascino, perché in un porto il paesaggio
non è mai lo stesso.